Melior de cinere surgo

Che sia un periodo di grande crisi e di forte incertezza è ormai noto. L’emergenza del covid-19, il “nuovo” coronavirus, ha senza dubbio minato tutte le nostre certezze, mutato non solo le nostre abitudini ma anche il senso stesso di intendere la nostra vita entro e fuori la società. La paura ha fatto capolino nelle nostre vite, un colpo di tosse, uno starnuto, hanno il rumore di uno sparo a bruciapelo, una freccia scoccata da un punto imprecisato che non saprai mai se sarà andata a segno fin tanto che non l’avrai sentita passare, 14 giorni dopo!
Ci troviamo a vivere con dei nuovi, vecchi, coinquilini; abbiamo riscoperto, riconosciuto, i nostri familiari, chi condivide lo stesso tetto sotto il quale ogni notte ci addormentiamo speranzosi di risvegliarci da un brutto sogno. Vorremmo solo vedere la luce del mattino, stropicciarci gli occhi e sentire le solite notizie alla tv, il calcio, il grande fratello, magari un po’ di cultura… magari!
Invece la notte sembra non avere fine, siamo inseguiti da un brutto sogno che non ci abbandona col sorgere del sole.
Siamo tutti sulla stessa barca, assoggettati ad un nemico invisibile che non conosce differenze, non ha un obiettivo se non quello di sopravvivere a nostro discapito. Nel bene o nel male sta livellando le nostre vite, spazzando le nostre certezze. New York, Londra, Parigi, Roma, Berlino… Catania. Si, Catania; la nostra città non è stata di certo risparmiata, anzi ha visto aumentare giorno dopo giorno i casi di contagio, il maggior numero in Sicilia, ed ha anche iniziato a far la conta, ahimé, di chi questa storia non potrà raccontarla. Si, perché questo incubo uccide e lo fa nel silenzio di un reparto di terapia intensiva, dove tanti, ma troppo pochi, medici ed infermieri si sforzano di andare oltre i propri limiti, quei limiti che spesso sono stati posti da una politica gretta fatta di tagli.
In questi momenti bisogna essere forti, ricordare i tempi passati, farsi e darsi forza vicendevolmente.
Sulla Porta Ferdinandea, dal 1860 “Porta Garibaldi”, uno dei simboli di Catania, opera progettata da Francesco Battaglia su disegno di Stefano Ittar per celebrare le nozze tra Ferdinando IV di Borbone e Carolina d’Austria, si legge una scritta che, oggi più che mai, ognuno di noi dovrebbe incidere nella mente e, soprattutto, sul cuore; “Melior de cinere surgo”.
La frase, quasi un monito, ci ricorda come dalle ceneri si possa risorgere meglio di prima. Così come Catania, per ben sette volte sia risorta dalla lava, dobbiamo risorgere facendo ricorso a quella resilienza che è insita in ognuno di noi, in chi è nato e cresciuto sotto A’ Muntagna. Catania può risorgere come l’Araba Fenice, attingendo a quel fuoco che le scorre dentro, il fuoco della rivalsa di chi conosce le proprie potenzialità, di chi ha sempre saputo rimboccarsi le maniche ed andare avanti superando ogni difficoltà, mettendo a tacere chi l’aveva già data per spacciata. Resistere e combattere, magari facendo qualche sacrificio, in questo periodo di forte difficoltà per risorgere e risplendere in un futuro quanto più prossimo. Lo deve fare ognuno di noi, semplici cittadini, imprenditori, politici e uomini di cultura, lo dobbiamo fare per noi, per i nostri figli, ce lo impone la nostra storia millenaria, il rispetto per coloro che per ben sette volte hanno risollevato le mura di questa splendida città.

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