Sovranity, l’emozione di essere Drag queen

Drag queen è un termine inglese utilizzato per definire artisti che si esibiscono in canti, imitazioni, cabaret e balli, indossando trucco e abiti femminili ma anche “sfoggiando un trucco e un abbigliamento volutamente appariscenti, improntati a un’idea di femminilità eccessiva e talvolta parodica”. Ne parliamo con Davide Bertino, in arte Sovranity, una splendida Drag catanese che si è ormai affermata a livello nazionale.
Com’è che hai deciso di diventare Drag Queen?
L’idea nasce nel periodo in cui ho smesso di fare il ballerino. Prima danza classica e poi balli in discoteca. Ho sempre amato la teatralità e quasi per gioco mi sono travestito da Regina per un concorso in maschera a Carnevale. Ho vinto. La cosa mi è piaciuta e sono diventato una Drag queen ed ho vinto diversi concorsi nazionali e regionali.
Uno spettacolo dove c’è molta esagerazione artistica.
Si. Gli abiti sono spesso vistosi e barocchi. Ma dipende anche dall’artista, dal tipo di messaggio che vuole comunicare. Un’immagine dipende anche dalla capacità di chi la crea. Quindi non c’è nessuna regola, dipende dalla situazione che si viene a creare.
Ma è uno spettacolo per tutti.
Certamente. E’ uno spettacolo per famiglie con bambini e nonni; senza malizia o scene sconvenienti. Un misto di prestazione artistica con musica, danza e tanta ironia. Mi trovo molto bene con i bambini che sono attratti come da una favola vivente perché, non avendo la malizia degli adulti, mi considerano una principessa.
Dove comincia Sovranity e finisce Davide e viceversa?
E’ come avere una persona a fianco alla quale devi concedere i suoi spazi. Una persona che non puoi trascurare ma dalla quale non ti devi fare sovrastare altrimenti si vivrebbe solo di teatro. Davide però finisce quando indosso la parrucca.
Ci sono implicazioni sessuali nel tuo spettacolo?
Assolutamente no. E’ uno spettacolo libero da qualsiasi implicazione sessuale e anche quando, purtroppo spesso accade, mi fanno delle avances più o meno discrete sono subito e decisamente respinte al mittente. Essere Drag queen è un’arte e non va inquinata in nessun modo. E’ vero che per un ragazzo gay, in questo caso, è più semplice far emergere al meglio la propria “femminilità” non perchè lui si senta donna, semplicemente perchè può interpretare più liberamente un ruolo che, anche nella vita privata, ogni tanto emerge per goliardia, rispetto ad un uomo etero che si presta a quest’Arte, con il rischio di diventare un semplice travestito, fors’anche una parodia divertente come diversi attori hanno fatto in passato (ndr Ugo Tognazzi, Raimondo Vianello, Gino Bramieri, nda), ma che non è certamente una Drag queen.