La guerra in Nagorno Karabakh riguarda anche noi

La guerra che infuria in Nagorno Karabakh, tra Azerbaigian e Armenia, sembra un conflitto lontano, in terre remote, che poco o nulla interessa all’Italia e ancor meno alla Sicilia. In realtà, come ben spiega Piero Fassino nel suo editoriale per il Cespi (Centro studi di politica internazionale), non è così. Scrive, tra l’altro, il Presidente della Commissione Affari esteri della Camera dei Deputati: “Entro la fine del 2020 dovrebbe entrare in funzione il TAP, Trans Adriatic Pipeline, il gasdotto che dal Mar Caspio e attraverso Georgia, Turchia, Grecia e Albania porterà in Italia quel gas essenziale per diversificare la dipendenza energetica del nostro Paese e massimizzarne la sicurezza. Un progetto geoeconomico concepito come parte di quella governance multilaterale della globalizzazione che oggi è messa in crisi dalla scelta di grandi players internazionali – gli USA, la Russia, la Turchia, la Cina – di perseguire proprie strategie al di fuori di qualsiasi concertazione. È in questo scenario che si colloca la guerra in Nagorno-Karabach…”. E’ quindi evidente che, anche per altre importanti considerazioni di carattere geopolitico, dall’Italia e dall’Europa si debba prestare la massina attenzione su quello che succede in quell’area e adoperarsi affinché le armi tacciano.
Ne abbiamo parlato con il console onorario dell’Azerbaigian in Sicilia, Domenico Coco.
“Il Nagorno Karabakh è un territorio riconosciuto a livello internazionale dell’Azerbaigian – spiega innanzitutto Coco -. Nel 1988 l’Armenia ne ha rivendicato l’annessione e, nel contempo, ha espulso tutti gli azerbaigiani (più di 250 mila) dai suoi territori. Dopo la fine dell’Unione Sovietica, l’Armenia ha dato il via all’aggressione militare: ha occupato territori riconosciuti internazionalmente dell’Azerbaigian, inclusa la regione del Nagorno Karabakh e sette distretti adiacenti, ha attivato una pulizia etnica nei confronti degli azerbaigiani che vivevano in questi territori, anche compiendo crimini di guerra come il massacro di tantissimi civili azerbaigiani nella città di Khojali”.
“Oggi – continua Coco – ci sono oltre un milione di rifugiati e profughi azerbaigiani ai quali viene negato il diritto di tornare nelle loro terre di origine. Come ha recentemente ben spiegato l’ambasciatore in Italia, Mammad Ahmadzada ‘Ci sono numerosi documenti internazionali, incluse quattro risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che riconoscono la regione del Nagorno Karabakh come parte integrante dell’Azerbaigian, confermano la sovranità, l’integrità territoriale e l’inviolabilità dei territori riconosciuti internazionalmente dell’Azerbaigian e richiedono all’Armenia di ritirare le sue truppe dai territori occupati e il ritorno di tutti i rifugiati e profughi azerbaigaini nelle proprie terre, tutti ignorati da parte dell’Armenia’. L’Azerbaigian ha comunque tentato di risolvere pacificamente la questione. Ma fino ad ora gli sforzi sono stati vani nonostante i tanti sforzi fatti anche dall’Italia con i quali ci sono grandi rapporti di amicizia e cooperazione”.
“L’Azerbaigian – ricorda il Console – è un Paese aperto culturalmente, dove tutte le religioni sono ugualmente tutelate e rispettate; che mantiene buoni rapporti non solo con i Paesi Occidentali ma anche con il Vaticano e Israele. L’Azerbaigian è inoltre un importante destinatario di know-how e merci dall’Italia, soprattutto in questo periodo in cui sta attuando un passaggio da un modello economico fondato sul petrolio a un nuovo modello orientato sull’approfondimento del processo di diversificazione economica”.
“Proprio per questo – conclude Domenico Coco -, come Console onorario di Sicilia e Calabria, ho lavorato in questi anni per coinvolgere le aziende di queste regioni in business forum e missioni imprenditoriali che possano portare un concreto vantaggio e benessere per le aziende di entrambi gli Stati e una ricaduta positiva sulle popolazioni sia italiana che azerbaigiana. Per questo anche noi, in Sicilia, per quello che possiamo, dobbiamo adoperarci per la cessazione di questo conflitto e per il riconoscimento dei diritti internazionali dell’Azerbaigian”.

IL CONSOLE ONORARIO DOMENICO COCO