L'Opinione

La generazione perduta

Normalmente il sabato sera vado a cena a casa della mia ragazza. Ma ieri, per alcune circostanze, ciò non si è verificato e, quindi, alle 18.00 decido di recarmi al supermercato per comprare qualcosa da mangiare. Qualcosa di sfizioso che possa arginare la solitudine di un sabato sera a casa da solo. Mi reco al supermercato vicino casa mia e, dopo qualche dubbio, scelgo di prendere una di quelle pizze surgelate americane goduria per il palato ma anticamera di un bel digestivo. Mi avvio verso la cassa e mi metto in fila. Davanti a me ci sono due signori mentre un’altra donna sta già mettendo nei sacchetti la merce battuta. Ad un certo punto si avvicina al cassiere un ragazzo, il cui sguardo pare spento, che avrà avuto all’incirca 18 anni. Tiene in mano un bottiglia di un noto superalcolico ma, evidentemente, non conoscendolo bene, chiede al cassiere di che tipo si tratti. Il cassiere risponde che quello è “whisky irlandese” e poco dopo la risposta si premura di ricordargli che la vendita degli alcolici, e di conseguenza dei superalcolici, è vietata ai minori di anni 18. D’altronde in prossimità delle casse vi è affisso un avviso al riguardo con un chiaro riferimento ad un disposto normativo in vigore, peraltro recente. Il ragazzo torna ai suoi acquisti ed il cassiere guardando la signora si abbandona alla confessione che hanno affisso quell’avviso proprio perché hanno avuto un aumento delle vendite, in tal senso, e sono stati soggetti anche a vari controlli da parte delle autorità. Il cassiere è un mio coetaneo e prosegue la conversazione utilizzando sempre un linguaggio moderno con cui dice senza mezzi termini, ma con terminologie contemporanee, che il numero di ragazzi, che come quello, il sabato pomeriggio passano a fare il pieno di superalcolici è nettamente aumentato negli ultimi mesi, quasi a paventare una quadro in cui il sabato sera, da quando è iniziato il periodo covid, per tantissimi ragazzi, sia fatto solo di abuso di alcool e di droghe, che ormai, prosegue, paiono facilissime da reperire nella zona. Non mi scompongo più di tanto anche perché ricordo una situazione come questa da sempre e forse il cassiere sta un po’ esagerando nella narrazione. Intanto quel ragazzo si è messo in fila dietro di me. Insieme a lui c’è anche una ragazza ed hanno un carrello gremito di superalcolici. Li guardo e mi chiedo ingenuamente a che serva tutta quella roba se alle 22.00 c’è il coprifuoco. Poi li sento parlare e capisco che è vero che c’è il coprifuoco ma, evidentemente, il riunirsi a casa di qualcuno risulta difficile da verificare, ad opera delle autorità, almeno che qualche vicino, animato da antichi asti condominiali, non si vendichi facendo una segnalazione. La signora, ormai, ha finito di mettere la merce nei sacchetti e mi dice che il problema secondo lei è che con niente scuola, tanti social e troppi vizi queste nuove generazioni stanno crescendo male. Io ancora sono parzialmente scettico perché penso che anche la mia generazione ha vissuto un grosso problema, quale quello della droga, al punto che lo stesso diventò un vero fenomeno di ordine pubblico al punto che si dovette correre ai ripari anche dal punto di vista normativo. Ma, poi, mentre che mi accingo a mettere sul nastro trasportatore la mia pizza surgelata, la mia lattina di Coca Cola zero e la mia coppa di dessert al cacao il ragazzo dice una frase alla ragazza che mi porta a pensare che la mia adolescenza non è stata proprio come la loro. Lui quasi con un fare rassegnato dice “stasera ci beviamo tutto tanto che altro possiamo fare. A casa è un caos e tutto è sempre uguale. Sia ieri che oggi che domani”. Per gli amanti dei romanzi complottisti la spiegazione di quella situazione sarebbe stata una presunta volontà dello stato centrale di creare, con forme di controllo mentale indirette, un esercito di perfetti sudditi poco scolarizzati, con fugaci idoli telematici ed assuefatti dalla disperazione a vizi. Ma per me c’è di più, molto di più. Quel giovane che proferisce parole rassegnate mi spiega, anche se involontariamente, perché la sua è la vera “generazione perduta” fatta non solo di vizi e social ma anche di necessaria sopportazione di violenze domestiche che spesso sfociano in atti di autolesionismo. Già perché in fondo anche lui, con quel carrello, si sta auto lesionando. Ed anche se non vedrà sgorgare sangue o sentirà dolore si farà ugualmente del male. Ma se lo farà per motivi che nessuno di noi può criticare. Il covid ha portato la sofferenza ma, forse, sono state le istituzioni politiche a non saperla o volerle affrontare. Che la realtà sia fatta di mito o che sia fatta di semplice suggestione una cosa è certa e cioè che quel carrello, troppo pieno di alcolici per due ragazzi soltanto, forse stasera è la soluzione temporanea dei problemi domestici per tanti altri ragazzi e lo sguardo di lui che spinge il carrello, troppo spento nel vuoto per pensare che già la festa non sia iniziata qualche ora fa, è il corollario del fatto che stasera non vuole solo trasgredire ma soprattutto dimenticare, anche solo per qualche ora. Se tu, mio caro giovane, sarai, insieme ai tanti tuoi coetanei, il perfetto servo di un regime futuro, fatto da chi ha la possibilità di comprarsi le menti, non lo so. Ma di una cosa sono certo. Non hai colpa. Altri avrebbero dovuto evitare che si arrivasse a questo. Altri non avrebbero dovuto toglierti l’unico modo di difenderti dalle angherie e dai soprusi spegnendo la tua mente con forme alternative di istruzione. Buona ubriacatura ragazzi e buon divertimento post-ubriacatura. Non mi sento di giudicarvi perché oggi ho capito che il vostro orizzonte, come quello di tanti altri, forse troppi, finisce, ormai, nella ciclicità di quel coprifuoco che cesserà alle 05.00 quando già gli effetti di bacco, tabacco e Venere saranno passati e la vostra giornata potrà ricominciare. Sempre la stessa, però, sempre con la didattica a distanza, con gli eroi dei social, la violenza domestica, le ingiustizie sociali ma, soprattutto, con quella “tromba di marijuana” e quella “bottiglia di whisky irlandese” che vi aspetta anche il prossimo sabato. Scusami caro amico se per un attimo, anche se breve, ti ho colpevolizzato. Anche nella tua generazione sono certo ci saranno stati, come nella mia, bambini che sognavano di fare gli astronauti. Ma noi non abbiamo avuto il covid e per questo non possiamo rimproverarvi nulla. Divertitevi perché non avete colpa di nulla ma anzi siete quelli a cui prima o poi si dovranno dare tante risposte soprattutto sul perché vi abbiano tolto il diritto, a 18 anni, di sognare. Ragione di stato? Forse. Crimine infame? Sicuramente. Comunque lo si chiami secondo me lo Stato e tutti noi abbiamo perso. E non solo la libertà di uscire a passeggiare ma anche quella di sperare in un futuro migliore.

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