L'Opinione

Julian Assange: la sconfitta della verità

Il giornalista Julian Assange, è stato finalmente liberato dopo 14 anni vissuti prima recluso nell’ambasciata dell’Ecuador e poi gli ultimi cinque nel carcere di Belmarsh in una cella di isolamento torturato come il peggiore dei terroristi.
In molti hanno esultato alla notizia, ma non c’è niente da festeggiare, piuttosto bisognerebbe riflettere sulla gravità di tutta questa vicenda che non ha coinvolto solo Assange come giornalista, ma l’intera società democratica, poiché questo epilogo segna in modo inequivocabile la sconfitta della verità.
La verità in senso assoluto ha perso ogni sua valenza etica e morale nell’esatto momento in cui è entrata in conflitto con la verità politica dello Stato.
Questa è l’unica verità che a noi cittadini è concessa da chi si è arrogato la pretesa di plasmarla e di manipolarla secondo i propri interessi.
Se qualcuno spezza questo sistema, deve essere immediatamente bloccato, privato del suo inalienabile diritto di parola, (diritto oramai relativo e subordinato), e trattato come il peggiore dei criminali.
In questo vergognoso tentativo di metterlo a tacere, Assange è stato costretto a dichiararsi colpevole di spionaggio e quindi condannato di cospirazione per aver diffuso informazioni sulla difesa nazionale.
Parole costruite ad arte per marchiare Assange di una colpa inesistente, ma che nascondono una realtà ben diversa.
Una realtà piena di crimini commessi impunemente e protetti da uno Stato che ha cercato e cerca ancora oggi di tenerli celati al mondo intero per coprire le proprie colpe ed errori.
Però l’unica realtà che salta immediatamente agli occhi è che la verità non è più un diritto per noi cittadini.
Assange, come giornalista investigativo non ha avuto alcuna protezione da parte dello Stato, è stato punito per aver cercato la verità e per averla messa sotto gli occhi di tutti.
In questo conflitto tra Stato e verità, la libertà di un individuo è stata arbitrariamente soppressa e con lui la libertà di tutti noi.
E, inevitabilmente, è stata deturpata e vilipesa l’inviolabilità della trasparenza nelle democrazie liberali occidentali.
La sua lunga carcerazione prima e adesso la sua condanna, dimostrano l’impossibilità che questa trasparenza sia perseguita e che la verità ritorni a essere preponderante in quanto continua a essere stritolata nelle fitte maglie delle dinamiche politiche e degli interessi economici che muovono gli equilibri interni degli Stati.
La verità è stata barattata, aggredita nelle sue fondamenta e privata di ogni valore.
E adesso più che festeggiare e sventolare questa liberazione come una bandiera delle democrazie liberali in contrapposizione alle forme di dittatura, così come hanno scritto diverse testate giornalistiche, dovremmo interrogarci tutti, cittadini e giornalisti, su dove è andata a finire la tanto cara libertà di parola.
Essa è stata ridotta a un misero corollario del sistema democratico, un’illusione concessa solo quando non lede interessi maggiori.
La nostra libertà di parola resta un diritto solo quando non riporta a galla la verità.
Una realtà degna dei peggiori regimi governativi e che purtroppo caratterizza in modo impietoso la nostra società, un Occidente che si vanta di essere la culla della civiltà democratica e che invece si è rivelato oppressivo e limitante.
Assange ne è l’esempio più evidente quanto vergognoso.
È stato perseguitato, torturato minacciato di morte e accusato persino di stupro, da un sistema democratico che gli ha tappato la bocca solo perché ha detto la verità con il coraggio che molti altri suoi colleghi non hanno avuto (paradossalmente c’è stato qualche giornalista che lo ha accusato di essere stato imprudente) e ha rivelato notizie provate in documenti autentici. Un giornalista che ha voluto scoperchiare il pesante muro che riveste i segreti e i crimini commessi dal potere.
Assange ha divulgato notizie vere.
Questa è la sua unica e gravissima colpa: aver voluto che la verità saltasse fuori nell’illusione che da sola sarebbe bastata a proteggere lui e noi.
Ma nel suo ingenuo sogno, non ha considerato che la verità non è più un bene comune e condiviso, essa è stata secretata, è diventata un affare di Stato quando si contrappone allo Stato stesso.
La vicenda di Assange ci pone di fronte a un pericoloso punto di non ritorno.
Tutti noi siamo purtroppo costretti a smettere di credere che la verità sia un valore essenziale per l’esistenza stessa della democrazia, invece dobbiamo ammettere che siamo stati noi uomini a trasformarla in una mostruosa menzogna che ci fagocita tutti senza pietà.

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