Il massacro di Rafah e l’invocazione alla Pace di Roberto Benigni

Il recente attacco israeliano sulla tendopoli di Tal as-Sultan a Rafah, nella Striscia di Gaza, ha provocato una vera carneficina. Secondo le prime stime, almeno 45 vittime, tra cui donne e bambini, sono state carbonizzate a causa del duro attacco. Da parte sua, l’esercito israeliano ha sostenuto che il raid era mirato a colpire i vertici di Hamas ma le immagini e i video provenienti dal campo profughi suggeriscono una realtà ben più drammatica. Tra i leader di Hamas uccisi nell’attacco ci sarebbero Yassin Rabia, comandante della leadership di Hamas in Cisgiordania, e Khaled Nagar, un altro esponente della stessa fazione.
L’Autorità Nazionale Palestinese ha condannato l’attacco definendolo “un massacro che supera ogni limite”. La crudeltà dell’attacco è stata sottolineata anche da Medici Senza Frontiere che ha comunicato che “centottanta feriti e 28 morti sono stati portati al nostro centro per stabilizzazione per pazienti con traumi”. L’organizzazione, che più volte in questi mesi è intervenuta per sottolineare la drammaticità della situazione a Gaza, ha espresso profonda indignazione per la gravità dell’accaduto. Peraltro, gli ospedali locali non riescono a gestire il gran numero di vittime a causa deliberata distruzione del sistema sanitario di Gaza da parte delle forze di occupazione israeliane.
Il portavoce presidenziale dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), Nabil Abu Rudeineh, ha rimarcato la necessità urgente di un intervento internazionale per fermare quelli che ha definito “crimini contro il popolo palestinese”. Ha inoltre chiesto all’amministrazione statunitense di intervenire per fermare il genocidio. Ma tutto sembra inutile: anche la condanna della Corte Penale Internazionale nei confronti di Israele e di Benjamin Netanyahu non è servita a fermare l’operazione militare a Rafah.
Fonti ANSA riferiscono che l’Algeria ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza ONU per discutere dell’ultimo attacco israeliano, mentre il premier spagnolo Pedro Sanchez ha confermato il suo colloquio con il presidente turco Erdogan per raggiungere un accordo di pace al fine di far cessare la guerra a Gaza e di riconoscere lo Stato della Palestina.
Il riconoscimento congiunto dello Stato palestinese da parte della Spagna, dell’Irlanda e della Norvegia ha provocato però un’ulteriore escalation della tensione fra Israele e Madrid anche se il presidente turco Erdogan, ha assicurato che il suo governo “farà di tutto” per portare Israele “davanti alla giustizia” per “i crimini” commessi.
Ma mentre i nostri politici sono impegnati nella campagna elettorale europea e la parola guerra è diventata la più usata e abusata, solo in pochi si ricordano, come ha detto Benigni nel suo monologo davanti al Papa, che esiste una parola bellissima: pace.