Politica

Il discorso di Tamara

Non si fermano, in tutto il mondo, le proteste contro la guerra nella striscia di Gaza e le manifestazioni pro-Palestina. In particolare, alla Columbia University, durante le cerimonie di laurea, è esploso il dissenso. La Columbia University è stata per settimane il luogo simbolo delle proteste universitarie pro-Palestina che si sono organizzate nei vari campus universitari americani. Proprio alla Columbia University, gli studenti hanno occupato l’Hamilton Hall, il rettorato, per poi ribattezzarlo “Hind’s Hall”, l’aula di Hind, un omaggio Hind Rajab, la bambina di sei anni uccisa nella Striscia di Gaza.  Durante la cerimonia, in tanti hanno deciso di strappare i diplomi di laurea. Una studentessa si è presentata con le mani legate con una cerniera, con una kefiah e la sciarpa Lgbtq e ha deciso di stracciare simbolicamente la pergamena di laurea, di fare a brandelli il diploma per cui aveva tanto studiato. Non sono state ferme e zitte le altre ragazze: qualcuna è arrivata sul palco con la kefiah, qualcuna esibendo la bandiera palestinese.

Lo storico americano-palestinese Rashid Khalidi, ha paragonato le attuali proteste a quelle degli anni ’60 quando “la guerra in Vietnam fu fermata fermata perché la gente si oppose e a guidare la protesta erano gli studenti”

Ha fatto il giro del mondo il discorso pronunciato da Tamara Rasamny, arrestata il 18 aprile perché manifestava pro-Palestina, e che riportiamo integralmente senza commentarlo perché non ha bisogno di alcun commento.

Il 18 aprile sono stata arrestata insieme ad altri 107 studenti della Columbia per aver protestato pacificamente contro il finanziamento di quello che sta succedendo a Gaza.

Da studenti siamo stati storicamente le guide morali del nostro mondo. I nostri movimenti per cercare di cambiare il corso della storia hanno spesso portato a punti di svolta nei nostri percorsi sociali e politici. Siamo stati testimoni della bellezza e del potere degli studenti non solo negli Stati Uniti, ma in tutto il mondo.

Ne abbiamo visti alcuni in passato come la dismissione dei combustibili fossili, il cambiamento del sistema carcerario e ora gli studenti chiedono che la loro istruzione non avvenga con il sacrificio di vite palestinesi o di qualsiasi altra vita umana. E chiedono alle loro università di non investire nelle aziende che sostengono o traggono benefici dalle politiche illegali di apartheid di Israele.

Per dirla con le parole di Maya Angelou nessuno di noi può essere libero finché non lo sono tutti.

Cessate il fuoco, ora! Liberate tutti gli ostaggi. I prigionieri politici israeliani e palestinesi. E chiudetela qui, adesso!

Ancora una volta, a quanto pare “gli studenti” per citare ancora Khalidi, “sono dalla parte giusta della storia”.

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