L'Opinione

Caso Calderone: università e ingerenza politica

I recenti dubbi sulla laurea della ministra del Lavoro, Marina Calderone, che sembrerebbe averla conseguita senza aver sostenuto tutti gli esami o di averli fatti solo di sabato e di domenica in quanto “studente-lavoratrice” come da lei stessa affermato, hanno generato l’ennesima contestazione tra governo e opposizione che ha chiesto la convocazione urgente della Commissione per poter sentire sia la ministra che il Rettore dell’Università in questione, la Link Campus di Roma.
Ma al di là dell’imbarazzante situazione politica venutosi a creare, se le accuse alla ministra Marina Calderone dovessero rivelarsi vere, quello che emerge da tutta questa vicenda è la preoccupante ingerenza della politica all’interno dell’ambito universitario.
Questa storia, che se appurata, rivelerebbe ancora una volta i sotterfugi e la meschineria di chi si crede al di sopra delle regole in spregio ai sacrifici di milioni di giovani italiani che si impegnano e si sacrificano, giorno dopo giorno, pur di conseguire la meritata laurea, scoperchia il vaso di pandora dentro cui sempre più spesso vengono rinchiuse le pressioni del potere sulla cultura.
Un potere che si insinua con prepotenza, che pretende senza vergogna e che mira a trasformare gli atenei, da centri indipendenti di cultura, in fedeli servitori degli interessi politici.
Atenei sviliti e ridotti a una sottomissione obbligata alla volontà di un potere politico tronfio della propria impunità.
Se risulterà confermata dai fatti, la finta laurea della ministra Calderone rappresenterà in modo impietoso l’ingerenza arrogante del potere che tutto può per utile personale.
Un potere politico che, anche se in questa vicenda si è infiltrato nella Link Campus di Roma che è un’Università privata, dove è più semplice aggirare il sistema, non per questo è da ritenere un episodio isolato, ma invece dovrebbe far riflettere e preoccupare tutti, società e singoli cittadini, per la sua pressante capacità di penetrare sempre più spesso in molte altre Università italiane.
Anche se pubbliche non sono esenti all’interno da pressioni politiche che si insinuano subdole e nutrono un sottobosco si scambi e di favoritismi che minano nel profondo la libertà culturale degli atenei stessi.
Una libertà che in questi ultimi anni è stata soffocata da politiche mirate a ridurne la capacità economica e quindi di autodeterminazione.
Le università italiane hanno visto sistematicamente ridotti i finanziamenti previsti dal FFO ovvero il Fondo di Finanziamento Ordinario che è lo strumento principale attraverso il quale lo Stato finanzia le Università pubbliche.
Uno strangolamento evidente nel settore della ricerca universitaria che risulta essere il più penalizzato.
A differenza di molti altri Paesi europei, si assiste a una tendenza decennale a tagliare i fondi per la ricerca e questo ha comportato un danno incalcolabile per i ricercatori italiani.
Da più parti, nella comunità accademica, è stato lanciato l’allarme per il definanziamento degli atenei pubblici che renderanno sempre più difficoltoso per le Università pagare gli stipendi dei docenti di ruolo così come per i ricercatori.
Tagli che ovviamente penalizzeranno in modo più pesante le Università del Sud che da sempre sono più in sofferenza e che porteranno i nostri ricercatori e i nostri laureati presso le Università estere con un unico triste risultato: l’impoverimento delle nostre Università condurrà a un impoverimento di tutto il nostro Paese.
Per di più questa costante mancanza di fondi potrebbe indurre le Università a cedere alle pressioni del potere politico pur di ottenere sovvenzioni maggiori e quindi a barattare la propria autonomia con il denaro.
E questo porterebbe alla fine della libera autodeterminazione del pensiero.
Una erosione della comunità accademica già pianificata con il Ddl Sicurezza, approvato alla Camera e ora in discussione al Senato, tramite il quale si vorrebbe scardinare il nucleo pensante degli atenei.
Questo controverso Ddl impone alle Università di fornire dati e di collaborare con l’intelligence italiana, in sostanza ogni ateneo potrebbe essere obbligato a fornire i dati personali di professori e studenti che riguardano non solo il profilo economico, ma anche l’ambito privato come opinioni personali e ideologie.
Questo significherebbe che i servizi segreti potrebbero schedare studenti e professori e arrivare a limitarne la libertà personale impendendo loro di manifestare il proprio dissenso se ritenuto in contrasto con la volontà politica del momento.
Questa vicenda della ministra Calderone rende opaco tutto l’intero sistema e evidenzia l’urgenza di riflettere su queste pericolose ingerenze che limitando le Università, cancellano non solo la libertà degli accademici e degli studenti ,ma di tutta l’intera società.
Le Università sono da sempre il centro del pensiero critico, il perno su cui si fonda il consenso e il dissenso contro ogni forma di potere autoritario. Attraverso la libera circolazione delle idee al loro interno si formano le coscienze dei futuri intellettuali, si plasmano gli animi ai valori e a i principi fondanti che rappresentano l’unica garanzia di democrazia e di legalità di ogni popolo.
Le Università sono le fucine del pensiero in senso assoluto che diviene fulcro di diversità e di pluralismo, assolutamente scevro da condizionamenti politici o di partito.
Ecco perché ognuno di noi ha il dovere di difendere l’inalienabile libertà di ogni Università da qualunque tentativo di intromissione esterna poiché è proprio all’interno di ogni Università che germoglia e si rafforza il giudizio critico contro ogni forma di totalitarismo.

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