Cultura

Caltagirone, al Museo Diocesano le opere dell’artista palermitano Francesco Bondì.

L’Ave Verum Corpus, o semplicemente Ave Verum, è un inno eucaristico che viene fatto risalire a una poesia del XIV secolo. L’inno concerne il credo cattolico della presenza del corpo di Gesù Cristo nel sacramento dell’eucaristia; il significato italiano del titolo è Salve, Vero Corpo.

Ave Verum Corpus oggi è il titolo di  una mostra di pittura che porta la firma di Francesco Bondì. Inaugurata lo scorso 31 agosto alla presenza, tra gli altri, del vescovo Mons. Calogero Peri, del direttore del Museo e direttore artistico don Fabio Raimondi, del direttore dell’Archivio e della Biblioteca Francesco Failla, dello psicoterapeuta fra Giovanni Salonia, della curatrice e storico dell’arte Carmen Bellalba e dell’artista, ‘AVE VERUM CORPUS’ rimarrà aperta al pubblico fino al 4 maggio 2025, nella Quadreria del Museo Diocesano di Caltagirone. 

Il palermitano Francesco Bondì, pittore affermato e visionario direttore artistico, regista e designer di opera lirica e rappresentazioni teatrali, con i suoi dipinti intende far vibrare le coscienze su una varietà di temi (alcuni più intimi, altri universali, riguardanti non solo la sfera sacra ma anche quella sociale ed emozionale) comunicati attraverso corpi maschili e femminili che diventano, come dice lo stesso artista, “palcoscenico dell’intimità”.

Gli sguardi enigmatici dei personaggi guidano il visitatore attraverso un percorso di trionfalistiche architetture e imponenti scenografie, di allegorie e citazioni riunite insieme per stupire chi guarda e stimolare allo stesso tempo le menti alla riflessione e alla ricerca.

“L’ambivalenza del corpo tra natura e cultura – spiega Francesco Bondì – è il cardine attorno al quale orbita l’esperienza estetica dell’esposizione, che trova nella formula della koinè teologica dell’Ave Verum Corpus l’origine e il compimento di un percorso che con-fonde e con-templa. Templum, infatti sta per ‘porzione di cielo’ dalla quale procede il templum come ‘recinto consacrato’, spazio che diventa luogo perché si mette al servizio del dinamismo dei simboli”.   

In un tempo storico in cui il corpo viene considerato nella sua sola dimensione estetica ed è ostentato come mero contenitore di anime assopite, in ‘AVE VERUM CORPUS’ esso diventa, invece, una barocca tela pazientemente ricamata che comunica importanti messaggi e che richiede un’attenta contemplazione che vada al di là di ciò che appare. Gli sguardi enigmatici dei personaggi guidano il visitatore attraverso un percorso tra trionfalistiche architetture e imponenti scenografie, tra allegorie e citazioni riunite insieme per stupire chi guarda e stimolare allo stesso tempo le menti alla riflessione e alla ricerca. La mostra, introdotta da quattro opere di repertorio dell’artista e composta da quattordici opere inedite, è stata allestita all’interno della Quadreria del Museo, dove le tele sono state suddivise in quattro macro-sezioni tematiche: Spes, Puritas, Tempus e Amor Sacer. Il percorso culmina con una sorprendete e monumentale visione ‘umana e insieme divina’.  

Al Museo Diocesano è, inoltre, disponibile il catalogo della mostra che contiene, oltre alle foto di tutte le opere esposte e alcune riflessioni scritte dallo stesso artista, i testi critici del direttore del Museo don Fabio Raimondi, della curatrice indipendente Rischa Paterlini, dello psicoterapeuta fra Giovanni Salonia, e della curatrice e storico dell’arte Carmen Bellalba, introdotti dalla riflessione del vescovo della Diocesi di Caltagirone Mons. Calogero Peri. La mostra ‘AVE VERUM CORPUS’ è visitabile tutti giorni, dalle ore 10:00 alle ore 18:00.

Francesco Bondì si diploma cum laude in Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Durante il periodo accademico vince per due anni consecutivi il Premio Nazionale delle Arti come miglior scenografo. Perfeziona le sue competenze lavorando al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. Ancora ventenne firma le scene e i costumi per la prima assoluta in Corea del Don Carlo, con la regia di So-Young Lee, al Seoul Arts Center. Approfondisce le tecniche della composizione scenica accanto a Pier Luigi Pizzi allo Sferisterio di Macerata e con la costumista Sibylle Ulsamer, al Teatro di Documenti di Roma, definisce il suo rapporto estetico con la scena studiando e analizzando gli schemi compositivi dei progetti nell’archivio di Luciano Damiani e Giorgio Strehler; con Stefano Vizioli e con Danilo Gattai perfeziona le tecniche della regia nella lirica e nella prosa. Nel 2016 e nel 2017 è finalista al concorso internazionale European Opera-Directing Prize di Camerata Nuova. Al Teatro São Carlos di Lisbona lavora come assistente alla regia per L’italiana in Algeri, Macbeth, Maria de Buenos Aires, La Traviata e L’impresario teatrale, e alla Royal Opera House di Muscat per La Traviata, allestimento che inaugura la stagione lirica 2022 con Nino Machaidze, Vittorio Grigolo e Placido Domingo, e sempre alla Royal Opera House di Muscat cura la ripresa della regia de Il Barbiere di Siviglia che inaugura la stagione lirica 2023, con Vito Priante, Antonino Siragusa, Maria Kataeva e Carlo Lepore. Firma diversi allestimenti del repertorio operistico da regista e da scenografo/costumista, tra questi: Don Carlo (Seoul Arts Center), I Vespri Siciliani (Korea National Opera) Tosca (V Festival dell’Opera di Óbidos), Cavalleria rusticana e Pagliacci (V Festival dell’Opera di Óbidos) Madama Butterfly (Castello di Lombardia, Enna), Il barbiere di Siviglia (Festival della Valle d’Itria), Madama Butterfly (Spazio Teatro 89 Milano), Gianni Schicchi (Spazio Teatro 89), Cavalleria rusticana e Suor Angelica (Teatro Goldoni, Livorno – Teatro Coccia, Novara – Teatro Sociale, Rovigo), Cavalleria rusticana e Pagliacci (CAE, Figueira da Foz), Mona Violina (Festival di Lucerna), Eternal Flame, 6° Forum on Intercultural Dialogue, Baku 2024. Parallelamente alla sua carriera nella lirica si dedica alla ricerca teatrale attraverso un eclettismo di tecniche di comunicazione estetica che gli permette di andare oltre la scenotecnica specifica del teatro al chiuso e trova nel Teatro dei luoghi l’opportunità di essere incisivo formulando delle sintesi estetiche sorprendenti. Tale ricerca gli ha dato l’opportunità di divulgare, in diverse città italiane, l’opera e il teatro d’immagine, aprendo un dialogo significativo tra il teatro, l’uomo e la città, educando e creando valore. Tra queste produzioni si ricordano: Aleguerium, vincitore del Festival Internazionale I AM project 2015, Alghero; Marsilio Ficino e la politica della bellezza, in diretta RAI 1, 2012; ricaVi, vincitore del premio miglior regia, Teatro di Documenti, Roma, 2008. Dal 2016, impiega la sua esperienza professionale nella docenza accademica, forte del fatto che una carriera artistica crea valore quando forma le generazioni del futuro. Sono queste le motivazioni che lo spingono ad accettare incarichi di docenza presso istituzioni e accademie nell’ambito della comunicazione visiva, della percezione della forma e della fenomenologia della forma. Attualmente vive e lavora a Milano dove insegna all’Accademia del Teatro alla Scala. Dal 1998, contemplando la fenomenologia dell’Incarnazione come estetizzazione dei misteri della fede e della divulgazione per immagini della stessa, si dedica all’arte sacra in continuità con l’aspetto teatrale e performativo che lega il rito al teatro. Nel solco di questa esperienza decennale ottiene diversi incarichi per commissioni di opere pittoriche pubbliche in chiese e palazzi, in Italia e all’estero. Tra questi: Maddalena, in Città del Vaticano; Resurrexit, solenne pala dell’altare maggiore della Chiesa madre di Menfi; I quattro evangelisti, nella cupola della Chiesa dell’Addolorata di Menfi dove si trovano altre cinque sue opere (Il dittico all’altare maggiore di Simeone e Giovanni il discepolo, Noli me tangere e Gesù e i bambini); La gloria della famiglia Neri, nella Chiesa di San Filippo Neri a Firenze; Adorazione dei Magi e Rosalia Parthenos, in collezioni private a Roma; il ciclo di affreschi dedicati alle Allegorie del Tempo, nella chiesa del Purgatorio a Menfi; Adorazione dei Magi, nella Chiesa madre di Santa Ninfa; Trittico del sogno di Giacobbe, nella Chiesa Madre di Menfi; Allegoria della Vanità, Mascate in Oman. Dal 2019 indaga il tema del corpo umano come mezzo di comunicazione ed espone, in una mostra personale dal titolo Rossi Vivi all’Elfo Puccini di Milano, una galleria di personaggi storici ed epici che ostentano e riscattano il loro carattere genetico recessivo trasformandone la natura in destini memorabili.

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