Sebastiano Ardita: “Cosa Nostra Spa il patto economico tra criminalità organizzata e colletti bianchi”

Ancora una volta Sebastiano Ardita, ha scritto un libro importante che esamina con puntiglio, lucidità e acume il pianeta mafioso nelle sue dinamiche complessive e, adesso, in questa sua ultima fatica valuta soprattutto la propensione e proiezione di un’alleanza criminale nel campo finanziario. Oggi Ardita è componente togato del CSM e si trova a fronteggiare giornalmente la tempesta che si è abbattuta sui giudici e sulla credibilità dell’organo di autogoverno della magistratura a seguito del caso Palamara. Non ha potuto presentare compiutamente e pubblicamente il nuovo libro anche a causa dell’emergenza covid19. Il titolo è “Cosa Nostra Spa il patto economico tra criminalità organizzata e colletti bianchi” che spiega tutto, meglio di qualsiasi recensione, e il contenuto del libro affronta con dovizia di particolari le inchieste sulla mafia più importanti e che, già nel sottotitolo del testo, l’autore indica il nuovo scenario in cui ci troviamo. Infatti si dimostra nelle pagine scritte dal magistrato come la mafia oggi è nuovamente sommersa e opera silente, nel senso che siamo molto lontani dagli anni delle stragi del 1992/93 e della guerra allo Stato dei corleonesi. Oggi la mafia utilizza la violenza ob torto collo, come extrema ratio, per regolare solo alcuni conti interni, privilegiando un livello nebuloso in cui operano società nel campo finanziario con prestanomi che tendono ai grandi affari e che si muovono, spregiudicatamente, in modo tale da non avere proprio nulla da invidiare al business delle grandi imprese quotate in borsa. Naturalmente a cura oggi i mafiosi trafficano droga, impongono il racket delle estorsioni, praticano l’usura. Ma si registra un salto di qualità nelle famiglie tradizionali della mafia siciliana che stabilisce nuovi parti e nuovi alleanze con organizzazioni criminali. Nel precedente libro “Catania bene”, l’autore aveva affrontato la storia del modello criminale inserito nella borghesia della città nonostante la guerra tra le cosche sia stata feroce e che consentì ai catanesi di qualificarsi come l’ala moderata di cosa nostra che preferiva una strategia diversa rispetto ai “viddani” corleonesi. Non esiste, comunque, una mafia buona e una cattiva, la differenza restano i mezzi per raggiungere i fini, con il solito imperativo categorico dei padrini l’arricchimento illecito con il consueto controllo del territorio. Ardita analizza con uno stile elegante e scorrevole intercalando ricordi che derivano dalla sua lunga e preziosa esperienza e che manifestano nel racconto una notevole sensibilità umana mettendo in luce le sue indubbie qualità morali e culturali. Il libro è un esame scrupoloso e oggettivo delle maggiori inchieste di mafia a Catania negli ultimi anni e anche un monito allo Stato a non abbassare la guardia nei confronti di un fenomeno che è lungi dall’essere debellato. Un libro da leggere che riafferma un impegno contro la mafia fatta non di affermazioni retoriche ma di azioni concrete protese a smascherare il crimine organizzato in un momento di grave difficoltà e crisi del sistema Italia.

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