Questa volta Cateno non si è scatenato

Questa volta Cateno non si è scatenato, anzi è stata l’opinione pubblica che manifesta rabbia e sconcerto per il silenzio tombale del Sindaco che successivamente a seguito delle proteste vibranti, ha fatto delle precisazioni imbarazzate e imbarazzanti. A proposito di tombe si tratta del clamore per il corteo funebre di sabato scorso, quando alcune decine di persone hanno accompagnato la salma di Rosario Sparacio, fratello di Luigi, storico boss di mafia poi diventato collaboratore di giustizia.
Nonostante le proibizioni per i divieti previsti da decreti e ordinanze che vietano funerali e affollamento di qualsiasi genere, pare quasi certo che un gruppo di persone a piedi, ma anche con auto abbiano accompagnato il feretro fino al cimitero. Sul caso è aperta un’inchiesta amministrativa della questura e una della magistratura protese ad accertare e per verificare quanto sia accaduto.
Adesso in sede politica arrivano naturalmente le reazioni furibonde e Claudio Fava, presidente della commissione regionale antimafia, tuona con una dichiarazione di fuoco: “Mentre in Italia non si celebrano pubblicamente funerali né matrimoni, com’è stato possibile che a Messina in cento abbiano accompagnato al cimitero il feretro del fratello di un capomafia? Dietro la bara di Rosario Sparacio, fratello del boss Luigi, sabato pomeriggio c’erano auto, moto, amici”, e poi lancia un’accusa durissima all’indirizzo del primo cittadino “dal sindaco Cateno De Luca sempre pronto a rumoreggiare con la fascia tricolore al petto stavolta è venuto solo il silenzio”.
Anche Francesco D’uva, messinese, portavoce di movimento 5 stelle, rilancia con una durissima presa di posizione: “Ho avuto conferma di quanto riportato dalla stampa: giorni fa a Messina si è svolto il corteo funebre del fratello di un pentito di mafia. E’ gravissimo. Chi si fa garante dei messinesi sullo Stretto lo faccia anche sul territorio comunale. Si faccia chiarezza, senza distinzioni”.
Ma De Luca non si scompone e reagisce respingendo ogni accusa e dice che si fa “sciacallaggio sui morti”. “Nessun corteo funebre – dice il primo cittadino – né alcuna celebrazione religiosa, che sono peraltro vietati dalle disposizioni del Dpcm come ribadite dallo stesso arcivescovo di Messina che, da oltre un mese, ha vietato la celebrazione dei funerali. E’ solo sciacallaggio sui morti”. “Dunque, quanto in modo becero è definito ‘corteo funebre con oltre cento persone’ non è altro – continua – che un mero trasporto della salma per poche centinaia di metri, al quale si sono uniti, in modo estemporaneo, alcuni familiari del defunto, in numero non superiore alla trentina”.
Sulla partecipazione al trasporto del feretro da parte dei parenti e dei soggetti ci sono fotografie diffuse dalla stampa, “sta già indagando la questura, alla quale competono in via esclusiva questo genere di attività e sulle quali mi corre l’obbligo di osservare il massimo riserbo, ragione per la quale fino ad ora non ero entrato nel merito della questione”.
La vicenda è aperta e stavolta chiama in causa l’amministrazione comunale che non ha autorizzato altri cortei funebri e i partecipanti che hanno violato la disposizioni vigenti.

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