Miti e leggende di Sicilia

La Sicilia è antica. Antica quanto la stessa civiltà mediterranea e, come tutti sanno, è stata meta di tanti popoli ed ognuno di essi vi ha lasciato una o più tracce del proprio passaggio. L’isola, oltre ai monumenti più famosi, è cosparsa di antiche dimore, di castelli abbandonati, di passaggi segreti, di prigioni sotterranee; sono tante, tantissime, le leggende che si narrano, i miti che si tramandano. Lo storico francese Jacques Le Goff non ha esitato ha paragonare e parametrare le leggende siciliane con quelle d’Irlanda, una terra che a misteri non sta per niente male contigua con i suoi megaliti ed i suoi castelli abbandonati, con le sue le fate ed i suoi folletti.

In Sicilia ci sono tanti luoghi misteriosi che, secondo chi ci crede, sono infestati dai fantasmi.
A Siracusa, nel castello di Maniace, si dice che si aggira un fantasma di una donna. Coloro che lo hanno visto lo descrivono come una dama del 700, di alta statura, dal viso ascetico e serio ma dal corpo attraente sui cui spiccano gli occhi dal colore dell’agata, con i capelli brizzolati raccolti in una cuffia, vestita con un abito verde scuro ornato di pizzi. Questa misteriosa ed imponente figura di donna, cammina silenziosa radente alle pareti dei freddi corridoi del castello, passando da una camera all’altra ed intorno le risplende una luce particolare. Per gli esperti del ramo, si tratta dello spirito di una delle dame deportate nel 700 nel castello per l’accusa di cospirazione politica e deceduta in seguito alla dura segregazione.
A Palermo, il castello di Caccamo ospita un altro famoso fantasma: quello del nobile Matteo Bonello, il suo antico proprietario. Il Bonello, personaggio molto ambizioso ma di scarso acume politico, fu vittima di una congiura ordita da baroni rivali e fatto imprigionare dal potente Guglielmo I detto il Malo, e rinchiuso nelle segrete del castello a morire lentamente tra atroci dolori dopo che gli furono cavati gli occhi e recisi i tendini. Il fantasma di Matteo Bonello vaga per il castello con le sembianze di un uomo di bassa statura, con addosso una giacca di cuoio e dei pantaloni stretti, con passo
insicuro, dall’aspetto minaccioso, pieno di odio e desideroso di vendetta. Si narra che mentre vaga penosamente, sussurri con voce sorda e grave i nomi che lo tradirono e lo fecero torturare e, dalle vuote occhiaie, gli si sprigionano delle violente fiamme.
Sempre a Palermo, in via Santa Chiara, c’è un cortile detto delle “sette fate” , dove si dice appaiano di notte a persone di loro gradimento, alcune figure femminili.
Il castello di Mussomeli a Caltanissetta e indicato come la dimora di diversi fantasmi, protagonisti di cupe storie e tragici fatti che sono accaduti nel corso dei secoli. Uno dei fantasmi è lo spirito di un giovane soldato che, innamoratosi della figlia del barone Manfredi, si suicidò perché il suo amore era fortemente contrastato. Il barone, infatti, contrario alla relazione sentimentale della figlia, fece rinchiudere il giovane in una segreta del castello e lo lasciò a morire di fame. Per sottrarsi a quella ingiusta e lenta agonia, lo sfortunato innamorato si uccise buttandosi giù da una torre altissima.
Un altro famoso fantasma che si aggira nel castello di Mussumeli è quello della baronessa Laura di Carini, che fu accoltellata dal padre Cesare Lanza perché sospettata di comportamento dissoluto per via di certe accuse infondate da un frate ingiusto. Chi ha visto il suo fantasma, racconta di una figura femminile che vaga tra le tre grandi sale e nella cappella disadorna, dove si inginocchia e prega fervidamente. La donna è vista in perfette sembianze umane, giovane ed elegante, vestita con sontuosi abiti cinquecenteschi: una gonna molto voluminosa di seta pesante, un corpetto attillato, uno scialle sulle spalle, un cappellino grazioso trattenuto in testa da uno spillone. Ci sono altri fantasmi nel castello. Qualcuno ha intravisto di notte le anime di alcuni baroni che, caduti in un trabocchetto, furono arsi vivi con getti di olio bollente.
Anche il castello Ursino a Catania ha la fama di ospitare fantasmi illustri. Uno di loro è quello di Federico II di Svevia che è stato il primo proprietario del maniero e si dice fosse un iniziato alle arti magiche, alla negromanzia ed all’astrologia. I vecchi muri del castello, inoltre, hanno ospitato in età medievale vicende drammatiche e tragiche: furono uccisi molti bambini in orribili rituali di magia nera, furono torturati tanti prigionieri soprattutto nei sanguinosi giorni del Vespro, molti nobili morirono in duelli all’ultimo sangue. Oltre al fantasma di Federico, molte persone affermano di aver visto quelli di Maria (figlia di Federico III), di Bianca di Navarra (moglie di re Martino).

I misteri della Sicilia, ovviamente, non si limitano ai soli fantasmi. Ecco cosa scrive Carlo Ginzburg, nel suo libro “Storia notturna”: “Vi furono una serie di processi condotti dal Sant’Uffizio in Sicilia a partire dalla seconda meta del ‘500, contro donne (talvolta addirittura bambine) che affermavano di incontrarsi periodicamente con misteriosi esseri femminili: le “donne di fuori”. Con loro andavano di notte volando, a banchettare in castelli remoti o sui prati. Erano riccamente vestite, ma avevano zampe di gatto o zoccoli equini. Al centro delle loro “compagnie” (dei Romani, di Palermo, di Ragusa e così via) cera una divinità femminile dai molti nomi: la Matrona, la Maestra, la Signora Greca, la Sapiente Sibilla, la Regina – talvolta accompagnata da un re – delle fate. Alle sue seguaci insegnava a curare i maleficiati. Questi racconti, così simili a quelli delle donne che si recavano in estasi dalla dea notturna, scaturivano da tradizioni specificatamente siciliane. Fin dalla metà del ‘400 un volgarizzamento, redatto nell’isola, di un manuale per confessori accennava alle “donni di fori e ki vayanu la nocti”. Nonostante l’atteggiamento ostile del clero, la credenza si mantenne a lungo. Nel 1640 una donna di Palermo, Caterina Bruni, “che andava con le Donne di fuora la notte et che promettea portare li genti con essa et che li volea far cavalcare sopra un castrato, come facea essa”, fu processata e condannata dal Sant’Uffizio. E ancora in pieno ‘800 Donni di fuora, Donni di locu, Donni di notti, Donni di casa, Belli Signuri, Patruni di casa, continuavano a manifestarsi a uomini e donne: figure ambigue, tendenzialmente benefiche ma pronte a procurare malanni a chi non prestava la riverenza dovuta. Un particolare come il favore riservato dalle “donne di fuori” alle case ben spazzate sottolinea lanalogia con le “buone signore”, le fate, le seguaci di oriente. Si e tentati di riconoscere la caratteristica acconciatura della “Matronae” celtiche nelle “tre giovinette vestite di bianco, e con in testa una specie di torbante rosso” che apparvero a meta dell800 a una vecchia di Modica, Emanuela Santaera, invitandola a ballare”. Seguendo sempre l’ipotetico influsso della tradizione celtica, Ginzburg ricorda una serie di racconti leggendari, documentati in Sicilia fin dal secolo XIII, secondo cui re Artù, ferito in battaglia, giace addormentato in una caverna dell’Etna e per i quali i miraggi sullo Stretto di Messina vengono chiamati da secoli “fata Morgana”.

Aleister Crowley, una delle figure più controverse del 900, e considerato da alcuni (tra coloro che credono in queste cose) il più grande mago degli ultimi secoli, membro dell’associazione esoterica “Golden Dawn” (alla quale, tra gli altri, appartennero anche Yeats, Machen e Blackwood), scandalizzò l’Inghilterra puritana per le sue azioni ed i suoi scritti. Nel 1920, l’eccentrico studioso, si trasferì a Cefalù ed esattamente nell’antica Abbazia di Thelema. Il luogo, secondo Crowley, era permeato da un sottile alone di magia ed era il luogo adatto per scrivere il suo “Libro della legge” che il dio Horus in persona gli avrebbe dettato. In ogni caso il panorama della zona della Kalura, nei pressi di Cefalù, aveva realmente qualcosa di magico. Il litorale con i grossi scogli isolati, i ruderi del vecchio castello (dove, durante il Vespro, era stato imprigionato il figlio di Carlo d’Angiò), le rovine del “Tempio di Diana” (un monumento megalitico pre-greco), incantano Crowley che nel suo libro “Il diario di un drogato” descrive le bellezze di Cefalù, che chiama Telephilus perché non venga scoperta poiché “…se la bellezza del posto venisse scoperta, sarebbe presto rovinata”. Nei tre anni che Aleister Crowley rimase a Thelema nessuno conosce che tipo di esperimenti porto avanti. In ogni caso la sua magia era di stampo esoterico-sessuale, quindi e da escludere alcun rito cruento o sanguinario, tanto che la popolazione del luogo non ebbe mai alcun timore di questo personaggio. Il timore, invece, lo ebbe il locale funzionario fascista solo perché si trattava di un inglese (stiamo per entrare nel periodo autarchico) e nel 1923 Crowley fu costretto a lasciare l’Abbazia di Thelema e ad abbandonare lItalia. Nessuno fino ad ora ha compiuto un sopralluogo per controllare tutto il materiale che Crowley fu costretto a lasciare e l’Abbazia attualmente si trova in uno stato di totale abbandono. Nessuno si è interessato di tutto questo, che in ogni modo appartiene al patrimonio della Sicilia, nonostante le tante persone (anche studiosi, scrittori ed uomini di cinema) che ogni anno si recano a Cefalù per chiedere notizie del soggiorno siciliano di Aleister Crowley, ritenuto il più grande mago del nostro secolo.

Questi sono solo alcuni delle storie e dei fatti strani della Sicilia. In questa isola, antica come la storia dell’uomo, ogni paese, ogni luogo, ogni grotta, fiume e lago, nascondono un mistero. Alcuni sono famosi, altri sono sconosciuti ai più compresi alcuni insigni studiosi. Nel “Motif-Index of Folk Literature” di Stith Thompson (mai tradotto in italiano ma ne esiste una copia in inglese presso la biblioteca Universitaria Regionale di Catania), dove si parla di tutti i motivi del folclore popolare, nel capitolo F.130.3 si parla dell’Irlanda come un paese ricco di meraviglie (Anciente Ireland as location of otherworld, l’antica Irlanda come localizzazione dell’oltretomba). Stith Thompson vi accomuna la Sicilia parlandone nel capitolo successivo (F.131 – otherwolrd in hollow mountain). Lo storico francese Jacques Le Goff analizza tutto questo nel suo libro “La nascita del Purgatorio”, all’interno del capitolo VI dal titolo “Il Purgatorio tra la Sicilia e l’Irlanda”. Questo può dare alcune spiegazioni circa la similitudine tra le leggende siciliane e quelle celtiche, ma allo stesso tempo da l’idea della complessità dei miti presenti nell’isola. Quindi quella offerta qui e solo una piccola parte del percorso che il “mistero” ha compiuto in Sicilia. Mistero che, alcune volte, si è anche incarnato in vicende umane come nel caso dei Beati Paoli.

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