Messina, il Consiglio di Stato smentisce il sindaco De Luca

Continua lo scontro tra poteri dello Stato tra il Ministero degli Interni e il sindaco di Messina il vulcanico Cateno De Luca. Per il momento il ministero ha vinto un round poiché il Consiglio di Stato ha espresso parere favorevole all’annullamento dell’ordinanza del sindaco che vincola chi vuole venire in Sicilia a registrarsi sulla piattaforma comunale. Ma Scateno non ci sta e annuncia che si opporrà anche perché ancora la sentenza non è esecutiva e nel frattempo si studia un ricorso.
Luciana Lamorgese punta all’annullamento dell’ordinanza di De Luca. Tale ordinanza recita testualmente che “chiunque intende fare ingresso in Sicilia attraverso il porto di Messina, sia che viaggi a piedi sia che viaggi a bordo di un qualsiasi mezzo di trasporto” ha l’obbligo di registrarsi, almeno 48 ore prima della partenza, sul sito comunale, fornendo una serie di dati identificativi e di informazioni personali, e di “attendere il rilascio da parte del Comune di Messina del nulla osta allo spostamento”.
Mentre prima sezione del Consiglio di Stato apre un contenzioso sollevando dubbi sulla legittimità di tale documento comunale e così si dichiara “l’istituto dell’annullamento straordinario a tutela dell’unità dell’ordinamento evidenzia oggi una sua rinnovata attualità e rilevanza, propri a fronte di fenomeni di dimensione globale quali l’attuale emergenza sanitaria da pandemia che affligge il Paese, al fine di garantire il razionale equilibrio tra i poteri dello Stato e tra questi e le autonomie territoriali”. Infatti si fa riferimento all’art.95 della Costituzione che assegna al presidente del Consiglio Giuseppe Conte i compiti “di assicurare il mantenimento dell’unità di indirizzo politico ed amministrativo, nel quadro di unità e di indivisibilità della Repubblica, di cui all’articolo 5 della Costituzione”. Come ben si sa De Luca è stato denunciato per vilipendio dal ministro dell’interno e nonostante tutto ciò continua nell’attacco frontale con espressioni colorite e gravissime ai limiti dell’insulto.

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