Il Procuratore Generale Albo: “C’è molta anticorruzione di facciata”

Era una cosa che si intuiva in Sicilia che ora giunge come una conferma dal Procuratore Generale della Corte dei Conti in Sicilia Gianluca Albo che afferma che “C’è molta anticorruzione di facciata”. Questo è il suo grido d’allarme lanciato in occasione della relazione in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario che quest’anno non si è svolta con la consueta cerimonia a causa dell’emergenza Coronavirus. È assai evidente in Sicilia secondo Albo come “Si è ben lontani da una presa di coscienza del ruolo primario affidato alla stessa Amministrazione nel contrasto alla corruzione” e ha proseguito che vi è “la tendenza delle amministrazioni è di rimuovere l’obbligo anticorruzione concreto preferendo, sovente, l’anticorruzione di facciata, quest’ultima affidata alla convegnistica di settore, dichiarazioni di intenti e sterili invettive intrise di logica gattopardesca”. Gianluca Albo, nella sua relazione, è stato durissimo ed ha dedicato gran parte del contenuto alla cancrena della corruzione. In particolar modo ha citato alcune delle inchieste che vanno aperte dagli appalti siciliani dell’Anas al cosiddetto “sistema Siracusa”, e poi alle inchieste sulla gestione delle fonti energetiche alternative e alle frodi alla Comunità europea. Albo su è ritenuto soddisfatto delle “felici indagini” portate a termine che “hanno dimostrato la non episodicità delle condotte delittuose in pregiudizio della pubblica amministrazione e l’esistenza di un sistema collaudato di corruzione e infiltrazione nell’azione amministrativa da parte di portatori qualificati di interessi extrafunzionali illeciti in grado di pregiudicare in concreto la concorrenza e la corretta allocazione delle risorse pubbliche”.
Non poteva mancare un riferimento alla gravissima vicenda di Antonello Montante, l’ex leader di Sicindustria accusato di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione che secondo Albo con la sentenza di primo grado “ha dato un importante segnale di reazione dello Stato al sistema dell’antimafia di facciata che si era insidiosamente accreditata nelle istituzioni che spesso ingenuamente, ma non sempre ingenuamente, si erano fatte ‘coccolare’ da tensioni metagiuridiche sapientemente camuffate dalla, purtroppo diffusa, cultura dei simboli e delle solenni affermazioni di principio”. Naturalmente si è nuovamente denunciato che il numero di magistrati in servizio presso la Procura regionale della Corte dei conti per la Regione Siciliana non può considerarsi ancora adeguato a far fronte ai notori e gravi fenomeni di ‘mala gestio’ che connotano le numerose ed eterogenee amministrazioni siciliane”.
Intanto il virus della corruzione che si aggira in Sicilia e in Italia rischia di corrodere il sistema degli appalti e i principi di legalità. Da questo punto di vista siamo ancora ben lontani dal vincere una guerra dura e difficile dagli esiti incerti.

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