Didattica a distanza, 2 milioni per Catania ma troppe norme confusionarie

Sono oltre 2 milioni le risorse previste dal Decreto del Ministro dell’istruzione del 26 marzo 2020, n. 187, da destinare alle 180 scuole catanesi per la didattica a distanza (DAD).
Ma senza modelli unici di riferimento, con i continui ritardi e la poca chiarezza di norme e ordinanze si rischia di penalizzare le fasce più deboli della popolazione scolastica, afflitta già nella sola Catania dal 38 per cento di abbandono.
Per la Cisl Scuola etnea l’emergenza da coronavirus rischia di far aumentare la distanza dalla didattica di molti ragazzi che non hanno dispositivi digitali o una connessione internet e determinarne l’isolamento.
«La DAD è ormai un acronimo ben conosciuto nel mondo della scuola – afferma Ferdinando Pagliarisi, segretario generale della Cisl Scuola provinciale – e i docenti di ogni ordine e grado si sono attivati da subito per sopperire alle mancanze e alle assenze che l’emergenza Covid-19 ha imposto nella vita dei nostri studenti e di ognuno di noi.
«Purtroppo, nonostante la buona volontà del corpo docente – aggiunge – lo stato di emergenza ha amplificato la confusione che ci governa e le conseguenti criticità che ne derivano, e ha portato a un continuo susseguirsi di ordinanze confusionarie e contraddittorie, che non si addicono al difficile momento storico che stiamo attraversando, né tanto meno giovano alla salute e al buon funzionamento del nostro sistema scolastico».
«Oggi, ci troviamo a navigare a vista in un sistema in cui ogni istituzione scolastica è costretta a fare scelte autonome per sopperire alla mancanza di modelli unici di riferimento. Invece, sarebbe opportuno e urgente che ogni scuola, anche sulla base delle risorse che e sono destinate, proceda con il monitoraggio della DAD per darci un’idea chiara del bacino di utenza che stiamo raggiungendo».
Per Pagliarisi, il rischio, altrimenti, è di favorire la già pesante dispersione scolastica. «Facciamo i conti da sempre con una percentuale di abbandoni eccessivamente alta – sottolinea – che aumenta in maniera preoccupante nei quartieri a rischio. Non possiamo dimenticarcene proprio adesso».
«Non è possibile abbandonare le fasce più deboli della popolazione – ribadisce il segretario della Cisl Scuola catanese – la scuola è e deve restare un servizio pubblico aperto a tutti, ma di fatto, la cattiva gestione delle risorse scolastiche, i continui ritardi e la poca chiarezza, stanno isolando quei ragazzi e quelle famiglie penalizzate dal divario digitale, elementi indispensabili per un dialogo costruttivo con il sapere.
Secondo Pagliarisi, poi, un altro elemento non chiaro è la valutazione. «Si parla di valutazione formativa da anni nelle scuole – evidenzia – ma sarebbe il caso di adoperarci per stabilire insieme dei criteri che tengano anche conto delle competenze acquisite grazie e con la didattica a distanza. «Stiamo per affrontare uno de momenti più delicati di ogni anno scolastico, come gli esami di stato – avverte – e fioccheranno i ricorsi se non troveremo dei criteri valutativi oggettivi e inoppugnabili. Il voto di maturità è importante per l’accesso al mondo universitario o lavorativo».
«Di quali strumenti ci stiamo dotando – si chiede Pagliarisi – per non farci trovare impreparati dinanzi alla richiesta di oggettività del sistema valutativo? Le risposte, purtroppo, arrivano flebili e incerte, ma la Scuola non può permettersi leggerezze o scelte dettate dalla presunzione di potercela fare da soli, senza il parere di chi la scuola la vive tutti i giorni».
«Se non si guarda in basso, se non si fa ordine, se non diamo risposte puntuali e precise, a farne le spese saranno i nostri ragazzi, saranno vite umane sacrificate sull’altare del pressappochismo e dell’assenza di umiltà.
«Il sindacato ha provato più volte provato a comunicare con la ministra Azzolina, con l’unico ed espresso intento di donare il proprio contributo. Come Cisl Scuola, siamo consapevoli che solo un buon lavoro di squadra, che includa esperti di ogni settore, possa garantire il corretto funzionamento di un intero sistema. Purtroppo la ministra sembra essere indifferente ai nostri richiami, ma ogni giorno che passa siamo sempre più costretti a pagare il conto di un treno in corsa che non prevede alcuna fermata».

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