Belém “città del mango”

Solo attraverso un viaggio fluviale è possibile percepire i ritmi dell’Amazzonia. Parto di notte da Manaus con un Battello fluviale a due piani dove i passeggeri dormono sul ponte o dentro piccole cabine. Scelgo di dormire, si fa per dire, in una piccolissima cabina, la mancanza d’aria e l’elevato tasso d’umidità mi costringe a trascorrere l’intera notte sul ponte. Come avrei mai potuto rinunciare allo splendido tramonto sul rio amazzonico e all’eventualità di scorgere un delfino rosa.
Il lento fruscio del battello, che lambisce l’acqua e la caduta repentina della pioggia, alla fine mi fa scivolare in un sonno profondo. Nelle prime ore del mattino, usciamo dalla foce del Rio Amazzonico e giungiamo a Belém, la capitale dello stato del Parà. Il battello attracca nel porto vecchio, quello che immette nel cuore commerciale della città vecchia. Fondata nel 1616 dai Portoghesi, Belém mi offre fin da subito interessanti scorci del suo passato coloniale, possiede vie strette e grandi case coloniali con facciate in ceramica.
Viene chiamata la “città del mango”, qui la pioggia è una costante, per l’elevato tasso d’umidità piove tutti i giorni.
Trovo alloggio in un Hotel poco pretenzioso ma pulito, che si apre direttamente su un piccolo mercato rionale; non sono risparmiata dal caos commerciale e dalla gradevole e amicale compagnia di questi Brasiliani che amano godere della vita, musica e ballo, sembrano essere i valori più importanti. Vado alla scoperta del mercato della “Curanderia Brasilera”, inserito nel contesto del mercato “Ver-o-Peso”. Creato nel 1688, nel periodo del boom della gomma brasiliana; qui si trovano erbe medicinali, diversi frutti regionali, artigianato, utensili domestici, carni, pesci e spezie. Il ferro per la realizzazione del Ver-o-Peso, fu importato dall’Europa e lo stile è quello dell’art nouveau della “Belle Epoque” francese. Due simpatici curanderi, un uomo e una donna mi vendono di tutto e di più, compresa una sorta di monile. Si tratta di una bottiglietta con dentro un pupazzo che rappresenta non so quale divinità contemplata nel “Candomblé”; religione d’origine africana sopravvissuta fino ai giorni nostri, perfettamente adattata con un sincretismo religioso che la lega ad un Cattolicesimo piuttosto “sui generis”, presente in Brasile così come in tutta l’America Latina.
Poco prima di lasciare il mercato incontro un giovane indio, che manifestata la necessità di reperire del denaro per far studiare il figlio e mi si offre come guida. Con un bus andiamo a visitare il “Bosque Rodrigues Alves”, che rappresenta una piccola foresta amazzonica in miniatura. Ispirato al “Bois de Bologne” parigino, con i suoi quindici ettari comprende una foresta di terra con una ricchissima varietà di specie animali e vegetali. Tra le tante meraviglie viste rimango colpita dalla ninfea “Victoria Amazzonica”, la foglia è un enorme cerchio rovesciato, ha una forza incredibile e potrebbe sostenere il peso di una persona. Il fiore fiorisce solo di notte, all’inizio ha una colorazione bianca e un profumo intensissimo d’ananas e caramello che attira i coleotteri impollinatori, che ne permettono il cambiamento di colore al violaceo. Usciamo dal parco all’imbrunire, con la luna che fa capolino tra le nubi rosate, immagino che Naia, una bellissima fanciulla Guaranì, annegata in un rio, così come racconta una leggenda “brasilera”, possa rinnovarsi ogni notte di luna piena nella splendida ninfea.

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